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"Chi sogna di giorno conosce molte cose che sfuggono a chi sogna solo di notte"
[Edgar Allan Poe]

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Riflessioni

Don Claudio

Ci sono delle persone che un uomo nel corso della propria vita ha la fortuna, ma no, diciamo le cose come stanno.... il CULO di incontrare!

Ci sono delle persone, poi, che quando le incontri, vuoi per vocazione, vuoi per impegno sociale vuoi.... quel che vuoi, quando le incontri, il culo tende inevitabilmente come ad una iniezione forzata di ciambelle alla crema a raddoppiarsi!

A questa categoria appartengono, mi "dispiace" per loro, Padre Claudio che chiamerò, per il mio ateismo e non per mancanza di rispetto, solamente Claudio; Luigi il grafico pubblicitario reinventatosi artista poliedrico ma soprattutto educatore..... (o forse è tutto il contrario!!) e Mirna, moglie, compagna e anch'essa educatrice. Ma, andiamo per ordine!

Prima Claudio, che a dire il vero, non so se riuscirò a farlo stare in una paginetta, vista la...enorme stazza!!

Su di una maglietta gialla scritta da alcuni volontari, già i volontari!!, persone che svolgono un ruolo fondamentale nel complesso ciclo della vita di un missionario, c'era scritto: Padre Claudio 150 kg di bontà!

Ora, potete dissentire sui kg, tra l'altro in picchiata assoluta, ma non sulla bontà! No, non se ne discute.

Sono rimasto poco, troppo poco nella "sua" missione ma come in una precedente occasione (Peru' 2000) sono rimasto favorevolmente impressionato dalla mescola di pugno duro, diplomazia e bontà con cui Claudio accudisce e, come un esperto burattinaio e non burattino nelle mani del potere politico locale, né tantomeno ecclesiastico, muove i sottili fili della vita della missione.

Ore 7:30 al lavoro! Tra mail che arrivano, mail che vanno, telefonate in quantità ma, soprattutto incontri veri.... di quelli importanti! Incontri dal quale dipende il futuro di tanti "niños"!!

Eh già, i niños! Perché in fondo sono loro il "cruccio" principale di Claudio o meglio....la loro vita futura!!!

Non una vita di....sopravvivenza come la maggior parte dei Boliviani, ma una vita da....VIVERE!!

Claudio è un centravanti di sfondamento che all'occasione, come Nedved, il suo idolo calcistico, sa essere un trequartista d'eccezione segnando gol incredibili!!!

Di questi lasciate che ve ne parli lui, con la sua vociona da parroco!! Fa tutto un altro effetto.

Però se lo incontrate prima di me, ditegli di ricomprarsi i pantaloni che adesso gli vanno troppo grandi!! Io me ne sono dimenticato!!!!!

Non mi sono però dimenticato di Luigi e Mirna!! No, no..!!

La sensazione é.....non so, strana? Nel senso che entrare nel loro piccolo mondo, al "centro" del loro piccolo mondo, passando per il "ponte", ti fa sentire un po'...bambino! Un bambino però un po' cresciuto che distingue la differenza tra la finzione e la realtà, il gioco e...la serietà, passando appunto per il ponte...... della vita. Eh già, il Ponte!!

Parola semplice che vuol dire quello che appunto significa, ponte, bridge, puente etc. etc. ma che a guardare bene indica in senso lato anche...l'attraversare o, il mezzo con il quale attraversare!! Ma cosa? Cos'è? E soprattutto, perché esiste? Domande semplici per risposte complesse!! Diciamo che "il ponte" è un centro dove non si predica e non... o forse sì, (non so!) si pratica una religione. Per me qui, è come se vi si praticassero tutte. Sì, perché l'insegnamento dei valori essenziali dell'uomo come l'etica, il rispetto etc.. sono il cuore, la base, il pilastro di tutte le religioni e....della vita.

Ecco, questo per me è "Il Ponte"! Progetto fortemente voluto non da due facoltosi, almeno economicamente, ma da due persone con degli ideali...incredibili!!

Non ci crederete ma nel loro piccolo "ponte", con pochi mezzi a disposizione, ma con tanta tanta fantasia e lavoro, fanno transitare, anch'essi nella speranza di dare loro un futuro migliore, 200 niños!!!!!

E' un pò come nella poesia "Mi illumino di immenso".

Più di questo, il poeta cosa doveva scrivere!!! E' così anche per Claudio, Luigi, Mirna....... Paolo, Giovanni, Martina, Simone, Celeste, Anna, Mario, Gianpaolo, etc.., è così anche per tutti coloro che mettono a disposizione la vita, la propria vita per il prossimo.

GRAZIE A TUTTI.


10/10/2004 - RIFLESSIONI DA POTOSI'

Città coloniale dai mille volti che conserva, nonostante il moto perpetuo della modernità con i siberg café, gli internet point e l'andirivieni di merci i colori, i costumi e le usanze di un popolo andino che neanche l'invasione europea di fine '800 con lo sfruttamento intensivo minerario hanno saputo estirpare.

Passeggiare adesso per le sue vie coloniali con i balconi di legno intarsiati con tutta la maestria e bellezza di un tempo, aggrappati con le ultime forze a ciò che rimane di vecchie strutture abitative dai colori pastello, ti fa fare un salto nel tempo.......quasi si fosse passati da uno stargate!!!

A farti tornare all'attualità è la musica incessante che esce da ogni luogo, portone o locale che sia.... Scendendo da queste vie verso la parte nuova, forse, il romanticismo e la poesia che si respirano sfuggono vorticosamente di fronte al contrasto con una "povertà" davvero palpabile.

Non una povertà di sentimenti, questi infatti sono forti e solidi, ma di una povertà fatta di fatica e impegno per poter guadagnare quel che basta per tirare avanti.

Questo è quello che più mi colpisce attraversando le campagne e le montagne andine dove, la lingua quechua e la lingua aimarà sono ancora le più diffuse. Gli allevamenti, "poveri" dei lama, e ancora piccole e consunte catapecchie di fango dove, da piccoli camini, si vede talvolta uscire del fumo quasi come fossero sogni a disperdersi nell'aria ora calda del giorno, ora fredda della notte...

Sogni di un futuro migliore ancora lontano ed incerto! I vestiti tipici dei quechua con le bombette alla Charlie Chaplin danno un'aria davvero buffa a queste donne che sul dorso, come piccoli muli, trasportano un po' di tutto, dal legname ai figli, avvolti in lenzuoli di lana coloratissima quasi a somigliare ad una bandiera della pace avvolta su se stessa...

Tra pochi giorni, come un turista qualsiasi, abbandonerò, forse per sempre, questa atmosfera d'altri tempi. Mentre scrivo, mi accompagna una delle tante processioni religiose, rito ancora forte e sentito nella popolazione sud americana. Di certo, però, ad accompagnarmi ci sarà il pensiero di avvicinarmi a Santa Cruz de la Sierra dove io, semplice persona, dovrò consegnare il vessillo più importante di una Nazione: la sua bandiera. La bandiera che tanto fa sognare e commuovere tutte quelle persone che, per un motivo od un altro, si sono allontanate fisicamente dai luoghi di origine ma non sentimentalmente. La consegna del nostro TRICOLORE, in mano alle autorità boliviane ed italiane, a ricordare radici uniche, a sancire un patto di relazioni e cooperazioni internazionali solide e durature.

Io non più semplice cittadino, ma portavoce e rappresentante di tutti noi cittadini italiani, della MIA NAZIONE.

Un impegno che, come mai, sento "dentro".

Sarà come rivivere l'emozione del primo amore, come essere sorpresi da uno degli eventi più "banali" di questo mondo......l'arrivo della notte o il sorgere del sole.

Tutte cose che il nostro quotidiano ci fa apparire sbiadite ma, che al momento opportuno, tornano ad affacciarsi "prepotenti" nei nostri sentimenti di patrioti.

P.S. Spero di aver reso bene l'idea dello stato d'animo che mi percuote dentro. Tutto ciò che ho scritto, l'ho scritto come mai così seriamente, in vita mia.

Mi sento veramente fiero e onorato, come cittadino ma soprattutto come Italiano, del compito che mi è stato affidato. So di rappresentere la nazione, tutta, e per questo sarò il più responsabile e serio possibile

Ultima modifica: Friday 01 March 2013 - 18:06:14.
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